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imbarcarsi

Non avere più coscienza d’essere, come una pietra, come una pianta:

non ricordarsi più neanche del proprio nome…:vivere per vivere,

senza sapere di vivere.

Luigi Pirandello

 

Le vite degli altri sui fogli

Nelle matite acquerellate capaci di trasformare un carboncino

In un’accozzaglia di pesci rossi su sfondo azzurro.

Nelle sale da the di pochi gesti e poche parole

Ti concentri sull’ombra che più ti piace, e la scrivi

Senza che intervenga il filtro distanziatore della scrittura.

Senza che quell’ombra tinga l’umore che ti sei modellata

Quando hai ancora le mani imbrattate di creta.

La scrivi per tenere allenati l’indice destro e il medio sinistro.

Per il vocabolo imbarcarsi,

Per la tua nuova idea dell’amore

Di quelli che ci fai tanti chilometri con un pieno

E che imbavaglia gli strati di crollo di un pensiero,

Perché solo quelli ti sono rimasti

E gli impedisce di diventare faccia, mani, il ricordo di una fontana annoiata

Che serva a trattenerlo quando scatta il verde e le macchine cominciano a suonarti dietro.

Guardare le rovine come fossero un dono, quindi.

Perché soltanto nella distruzione può avere origine l’evoluzione.

Pubblicato il 6/4/2011 alle 19.37 nella rubrica Diario.

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